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CONSIGLI EDITORIALI
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LA
MATERIALITA' EDUCATIVA.
L'orizzonte
materialista dell'epistemologia pedagogica e la
clinica della formazione
Pierangelo Barone
Edizioni Unicopl
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Abbandonando la restrizione di una pedagogia intesa
come scienza solo nella capacità di tematizzare il risultato
formativo, senza poter chiarire i meccanismi che agiscono
nell'accadimento reale, si è aperta la possibilità di
riconsiderare l'idea di educazione come processo di
cui occorre parlare "da dentro", senza perderne nulla
in autentica legittimità scientifica. Si tratta di parlare
dell'educazione come processo, guardandolo dal proprio
interno, individuandone i meccanismi di efficacia e
i costrutti epistemologici che se ne possono derivare.
Per far questo è però necessario approfondire gli elementi
messi a disposizione da quegli approcci teorici che
consentono di affrontare il processo educativo attraverso
una lettura materialistica, clinica, fenomenologica
ed esistenziale degli eventi che lo compongono. Quale
può essere allora il significato più interessante di
una definizione epistemologica della materialità educativa?
Indubbiamente il richiamo ad una condizione sempre in
fieri e in itinere, di cui è fondamentale
chiarire i presupposti, le condizioni operative, le
insorgenze hic et nunc interne alla relazione
educativa, le potenzialità trasformative e generative
che sono connaturate alla materialità educativa, come
percorso volto ad approssimarsi ai dispositivi pedagogici
che operano concretamente nella determinazione degli
eventi educativi.
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LA TERRA DI MEZZO
Gli elaboratori pedagogici dell'adolescenza
Raffaele Mantegazza,
Pierangelo Barone
Edizioni Uncopli
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L'adolescenza come "terra di mezzo": la metafora
ha origine da Tolkien e aiuta a definire l'età
della vita forse più stimolante dal punto di
vista educativo e pedagogico ma anche più fragile
e più delicata, spazio potenziale e utopico oggi
in bilico tra dissolvimento e dilatazione. A partire
dalle difficoltà incontrate da una definizione
pedagogica dell'adolescenza, si cerca di indagare i
vissuti concentrandosi attorno alle emozioni scatenate
dalla paura, dalla solitudine, dalla nostalgia, dalla
fiducia, dalla speranza, per poi pensare le adolescenze
tra fantasia e ragione, tra gioco, educazione e vita,
tra corporeità e avventura, nell'intreccio complesso
di ognuna di queste componenti. Lo sport e il gioco
di ruolo si pongono infine come veri e propri laboratori
pedagogici per l'elaborazione educativa di questa affascinante
età della vita.
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PER UN TEATRO POVERO
Jerzy Grotowski
Bulzoni Editore
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Ciò che colpisce quando si pensa al mestiere
dell'attore, così come è praticato oggi,
è il suo squallore: l'appalto su di un corpo
che viene sfruttato dai suoi protettori - direttori
e registi -
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IL SOGNO DI UNA PASSIONE
lo sviluppo del metodo
Lee Strasberg
Ubulibri
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Prima delle scoperte del grande regista russo Konstantin
Stanislavskij, si pensava che la recitazione fosse fondata
o sull'ispirazione o sull'esteriorità. Ora conosciamo
un terzo approccio. Questo libro si propone di offrire
numerose informazioni che illustrano questo terzo approccio,
comunemente chiamato "il Metodo". (...) Ho
cercato di riunire questi materiali nell'ordine secondo
il quale li ho conosciuti o scoperti, così che
il lettore possa comprendere lo sviluppo del Metodo
nello stesso modo in cui io divenni consapevole del
problema dell'attore e della sua soluzione. Ripensando
alla mia vita, da spettatore a attore, da maestro a
teorico, non la vedo come un viaggio organizzato in
precedenza, ma piuttosto come un viaggio aperto e casuale.
E in un certo senso, anche la scoperta del Metodo andrebbe
vista in modo analogo.
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I PADRONI DELLA MENZOGNA
Il gioco delle identità e dei mondi virtuali
Luca Giuliano
Meltemi - Gli Argonauti
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Perché i giovani sono così affascinati
dalle comunità virtuali operanti su Internet?
A quali mutazioni faranno capo i giochi di ruolo e le
identità molteplici che essi offrono? E' forse
l'annuncio di un'apocalisse culturale che vede affermarsi
il predominio dell'illusione sulla realtà?
Questo libro non è una concessione ai profeti
dell'immateriale, ma un'analisi del bisogno di ogni
uomo di fingere di essere un altro, in un altro tempo,
in un altro luogo. In una eterna arte della menzogna,
esercitata per gioco, antica quanto l'umanità.
Insieme ad un'indagine documentatissima, l'autore offre
al lettore un vero e proprio gioco di ruolo da sperimentare
direttamente.
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INVENTARE DESTINI
I giochi di ruolo per l'educazione
Andrea Angiolino, Luca Giuliano, Beniamino Sidoti
Edizioni La Meridiana - p come gioco
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Che dire dei giochi di ruolo? Che sono dei giochi in
cui i partecipanti si calano nei panni dei personaggi
di una storia che essi stessi inventano man mano sotto
la guida del narratore.
Una narrazione condivisa sotto forma di gioco, ricca
di fantasia e di individualità.
Ma che c'entra con l'educazione? Centra.
Infatti, la costruzione collettiva di storie e l'interazione
fra soggetti anche quando si svolge in un mondo fantastico,
è un ambiente di apprendimento. Aiuta a conoscere
di più e meglio il mondo e il proprio rapporto
con la realtà. Narrare, inventare storie e immaginare
fatti sono processi di conoscenza di sè, del
mondo, degli altri, di sè nel mondo, di sé
con gli altri.
Percorsi intelligenti ed esperienze concrete costituiscono
il viatico di chi leggerà questo libro, pensato
per fornire, per la prima volta, un ricco repertorio
di strumenti per imparare e giocare persino nelle scuole.
Ma, se ragazze e ragazzi poi si divertono troppo? Ma,
se ragazze e ragazzi si appassionano troppo ai giochi
di ruolo? E, quindi, si appassionano troppo alla matematica?
Al latino? Al cinema? Alla televisione? Al gioco del
calcio? Ai quotidiani? Ai videogiochi?
Beh - come si usa dire - troppo è troppo!
E come si dice alla fine di ogni buon gioco di ruolo,
stretta la foglia, larga la via...
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GIOCHI CON LE STORIE
Modi, esercizi e tecniche per leggere, scrivere
e raccontare
Beniamino Sidoti
Edizioni La Meridiana - p come gioco
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Questo libro è dedicato ai giochi con le storie.
Vi si trovano modi per giocare con le storie, metodi
per scrivere racconti e poesie, attività di scrittura
creativa. Sono giochi, ma anche esercizi divertenti
che possono essere inseriti in un percorso formativo
sulla narrazione, sul libro o sulla scrittura. A cosa
servono? A raccontarsi liberamente, a parlare di sè
o del mondo, a inventare nuovi mondi, a imparare a maneggiare
la scrittura e i libri. Le storie si usano in contesti
diversi: in letteratura, ma anche in psicoterapia, a
scuola, per facilitare i gruppi. Si raccontano sotorie
per affascinare, per giustificare un programma politico,
per conoscere qualcuno, per il gusto di parlare e intrattenersi
con gli amici. Sono uno strumento di comunicazione importante
nelle nostre relazioni. E proprio basato sulle relazioni
è Juego de cartas (che in spagnolo significa
gioco di carte ma anche carteggio), un'opera - a metà
strada tra romanzo e gioco - poco conosciuto di Max
Aub. La formula letteraria è quella del romanzo
epistolare a più voci, ognuna portatrice di un
frammento di verità che - attraverso le carte
di un domino - permetterà al lettore-giocatore
di ricostruire la figura del protagonista Màximo
Ballesteros.
Un libro che è un lungo intreccio di storie possibili,
già inventate o da inventare. Indispensabile,
per la scuola che ha voglia di educare il ragazzi all'autonomia
e alla creatività; utile per scoprirsi abili
narratori.
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GIOCO E REALTA'
Donald W. Winnicott
Armando Editore - Collana medico-psico-pedadogica
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Questo volume raccoglie alcuni dei saggi più
importanti sulla natura del bambino e sul modo in cui
egli "fa" e percepisce il mondo. L'autore
si riferisce qui sopratutto al primissimo formarsi della
vita immaginativa e dell'esperienza culturale intesa
in senso lato. Un approfondimento particolare viene
dato alla teoria degli oggetti e dei fenomeni transizionali
propri di quella fase dello sviluppo dell'Io durante
la quale il bambino costruisce una sorta di ponte tra
la propria pura soggettività e la realtà
oggettiva. Grande interesse ha poi la parte del libro
dedicata alla "sede dell'esperienza culturale"
dove Winnicott capovolge alcune idee tradizionali sull'argomento.
Infine, oltre all'esposizione delle sue tesi principali
sul gioco infantile e oltre all'acuta analisi delle
inconsce pulsioni omicide presenti nella fase adolescenziale
della vita, Winnicott ci lascia qui un saggio estremamente
interessante sul "ruolo di specchio" che la
madre ha nei confronti dello sviluppo infantile.
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ALBERO E FOGLIA
J.R.R. Tolkien
Bompiani
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Si presentano qui alcune fiabe di J.R.R. Tolkien, precedute
da un saggio sulla fiaba. Accostare la saggistica e
la narrativa di Tolkien non vuole dire giustappore due
settori della sua attività, ma offrire due profili
diversi dello stesso scrittore. Lo scrittore ha un rapporto
con il linguaggio dal quale esula ogni violenza, un
rapporto non consente nessuna artificiosa separazione
fra contenuti e stile, ispirazione e applicazione, conscio
e inconscio. Perciò la continuità fra
il saggista e il narratore è assoluta, in Tolkien
come quella fra il saggista e il poeta in Eliot e in
Auden. Sia nella critica che nel racconto di Tolkien
si nota la stessa grande e tipica qualità: la
serietà del mistico e del metafisico è
sempre mediata dall'umorismo, come è sempre filtrata
dell'erudizione. Conoscitore massimo della letteratura
anglosassone, alla quale introdusse generazioni di studenti
oxioniani, Tolkien ha scritto, con il Signore degli
Anelli, un'epopea secondo le regole del genere cavalleresco,
"diventanto", commenta Elémire Zolla,
"il servitore appassionato delle forze stesse che
aveva sentito pulsare nei versi di uomini morti da più
di un millenio". Tutto ciò si ripresenta
nell'ultimo racconto di questo libro: "il ritorno
di Beorhtnoth, figlio di Beorhthelm".
"A chi sostiene che la sua opera è un'evasione
dalla realtà," scrive ancora Zolla, "Tolkien
replica, nel saggio Sulla fiaba, che, certo,
una fiaba è un'evasione dal carcere e aggiunge:
chi getta come un'accusa questa che dovrebbe essere
una lode commette un erroe forse insincero, accomunando
la santa fuga del prigioniero con la diserzione del
guerriero, dando per scontato che tutti dovrebbero militare
a favore della propria degradazione a fenomeni sociali.
Non si possono ignorare le realtà presenti, impellenti,
inesorabili!, dicono ancora i custodi della degradazione.
Realtà transitorie, corregge Tolkien. Le fiabe
parlano di cose permanenti: non di lampadine elettriche,
ma di fulmini. Autore o amatore di fiabe è colui
che non si fa servo delle cose presenti. Esiste una
fiaba suprema, che non è una sottocreazione,
come altre, ma il compimento della Creazione, il cui
rifiuto conduce alla furia o alla tristezza: la vicenda
evangelica, in cui storia e leggenda si fondono."
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